Immissioni rumorose – Corte di Cassazione, sentenza n. 661/2017.

Una volta accertato che le immissioni superano la soglia della normale tollerabilità di cui all’art. 844 Cc, la liquidazione del danno non patrimoniale da immissioni (si pensi ad esempio, al diritto alla tranquillità, alla sicurezza, al riposo notturno, ecc.), risulta sussistente in re ipsa, vale a dire che è insito nella molestia e, pertanto, non abbisogna di prova (Tra le tante: Cass. 23283/2014; Cass. 7048/2012; Cass. 6612/2011; Cass. 5844/2007).

A tal proposito, infatti, è stato confermato che “quando venga accertata la non tollerabilità delle immissioni, l’esistenza del danno è in re ipsa e, pertanto, il vicino, fino a quando il pregiudizio derivante dalle immissioni intollerabili non venga eliminato, ha diritto ad ottenere il risarcimento del danno a norma dell’art. 2043 c.c. (Sez. 2, Sentenza n. 4693 del 18/10/1978; Sez. 2, Sentenza n. 2580 del 12/03/1987; Sez. 3, Sentenza n. 5844 del 13/03/2007” (Cass. 2864/2016).

Tuttavia, quando le immissioni rumorose, nello specifico, lo scorrere dell’acqua nei sanitari del bagno dell’alloggio della custode, le emissioni sonore provenienti dal televisore che ivi si trova e il vociare di persone presenti nei locali, vengono percepite da soggetti con “caratteristiche della personalità ossessivo-compulsiva“, per “una certa difficoltà nella gestione dei conflitti, degli affetti e delle emozioni“, che, pur non sfociando in una vera e propria patologia, comunque sono degli indicatori di una personalità “piuttosto vigile ed attenta all’ambiente; le situazioni sono spesso vissute come pericolose o potenzialmente dannose e la percezione del mondo tende ad assumere facilmente una coloritura persecutoria“, tali evenienze portano ad escludere il diritto al risarcimento del danno.

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