Canna fumaria

Canne fumarie: le distanze legali

Costantemente, la Corte di Cassazione si è trovata a ribadire come la previsione sulle distanze di cui all’art. 890 c.c., nella quale rientrano anche i comignoli con canna fumaria, non fissi direttamente le distanze ma operi un mero rinvio ai regolamenti locali (ex multis, Cass. n. 1049/1983). Più di recente, la stessa Cassazione ha avuto modo di precisare che, poiché la norma civilistica risulta collegata ad una presunzione di nocività e pericolosità, si pone la necessità di distinguere l’ipotesi in cui il regolamento edilizio comunale prescriva delle distanze minime da quella in cui non vi siano disposizioni regolamentari: nel primo caso, tale presunzione ha natura assoluta e prescinde da ogni accertamento concreto; nel secondo caso, “si ha pur sempre una presunzione di pericolosità, seppure relativa, che può essere superata ove la parte interessata al mantenimento del manufatto dimostri che mediante opportuni accorgimenti può ovviarsi al pericolo o al danno del fondo vicino” (Cass. n. 13449/2016).

 Quando l’installazione venga realizzata su un edificio condominiale, inoltre, si deve avere riguardo anche alle norme stabilite dal codice civile sull’utilizzo delle cose comuni. Valutando la legittimità dell’apposizione di una canna fumaria in aderenza al muro perimetrale e a ridosso del terrazzo a livello di proprietà di un determinato condomino, in particolare, la Suprema Corte ha rilevato come le norme sulle distanze siano applicabili anche tra i condomini di un edificio condominiale, a condizione, tuttavia, che siano compatibili con la disciplina particolare e vengano rispettati i limiti previsti dall’art. 1102 c.c. (cfr. Cass. n. 936/2014).

Con specifico riferimento alla dispersione dei fumi promananti dalla canna fumaria, devono essere considerate le disposizioni in materia di immissioni, cui consegue l’obbligo di non superare la soglia della normale tollerabilità ex art. 844 c.c. anche al fine di evitare la configurabilità del reato contravvenzionale di getto pericoloso di cose previsto dall’art. 674 c.p.

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