Abuso posizione dominante

L’abuso di posizione dominante

La politica di concorrenza comprende una serie di misure che l’UE si premura di adottare al fine di scongiurare che il libero mercato possa essere minato da condotte sleali e che possano ostacolare la concorrenza tra le imprese. Nell’ambito dell’Unione Europea non è vietato che un’impresa si trovi in posizione dominante, ma è vietato l’abuso che può scaturire dall’aver assunto detta posizione

La posizione dominante

Con l’espressione posizione dominante si intende la situazione in cui può trovarsi un’impresa laddove questa si comporti in modo del tutto indipendente rispetto ai propri concorrenti, ai fornitori ed ai clienti. La posizione dominante, come accennato in premessa, non è vietata, ciò che invece è vietato è l’abuso di detta posizione, ovvero l’utilizzo sleale che un’impresa può fare del suo vantaggio. Per raggiungere la posizione dominante un’impresa deve detenere una quota rilevante di mercato, circostanza che, ex se, non rappresenta ovviamente una condotta illecita.

Il divieto di abuso di posizione dominante

La condotta diventa scorretta nel momento in cui l’impresa inizia ad operare in modo tale da distorcere la concorrenza, a danno delle altre imprese o comunque dei consumatori i quali non sono in grado di resistere al potere che ha assunto l’impresa.

Le condotte vietate

Sono condotte potenzialmente idonee a menomare la concorrenza e dunque vietate, quelle indicate nel comma 2 dell’art. 102 TFUE, ovvero: imporre direttamente od indirettamente prezzi d’acquisto, di vendita od altre condizioni di transazione non eque; limitare la produzione, gli sbocchi o lo sviluppo tecnico, a danno dei consumatori; applicare nei rapporti commerciali con gli altri contraenti condizioni dissimili per prestazioni equivalenti, determinando così per questi ultimi uno svantaggio per la concorrenza; subordinare la conclusione di contratti all’accettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari, che, per loro natura o secondo gli usi commerciali, non abbiano alcun nesso con l’oggetto dei contratti stessi.

La legislazione italiana in tema di abuso di posizione dominante

Anche l’ordinamento italiano, e non solo quello sovranazionale, contempla il divieto di abuso di posizione dominante. In species la normativa di riferimento è contenuta nella legge n. 287/90, recante “Norme per la tutela della concorrenza e del mercato” ed al cui art. 3 si legge che “È vietato l’abuso da parte di una o più imprese di una posizione dominante all’interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, ed inoltre è vietato: a) imporre direttamente o indirettamente prezzi di acquisto, di vendita o altre condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose; b) impedire o limitare la produzione, gli sbocchi o gli accessi al mercato, lo sviluppo tecnico o il progresso tecnologico, a danno dei consumatori; c) applicare nei rapporti commerciali con altri contraenti condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti, così da determinare per essi ingiustificati svantaggi nella concorrenza; d) subordinare la conclusione dei contratti all’accettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari che, per loro natura e secondo gli usi commerciali, non abbiano alcuna connessione con l’oggetto dei contratti stessi

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