Il Patto di Famiglia

Con la legge  14 febbraio 2006 n. 55, entrata in vigore il 16 marzo 2006 è stato introdotto nel nostro Ordinamento il Patto di Famiglia; trattasi di un contratto con cui , compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie, l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o più discendenti. Finalità di tale istituto è quindi quella di assicurare continuità nella gestione delle imprese, attraverso:
– l’individuazione di uno o più discendenti (figli, nipoti) dell’imprenditore ritenuti idonei alla gestione;
– il trasferimento ad esso/essi dell’azienda o delle partecipazioni (quando l’impresa è svolta attraverso una struttura societaria);
– la liquidazione dei diritti economici dei legittimari ai quali non viene assegnata l’azienda o non vengono assegnate le partecipazioni.

Il patto di famiglia va stipulato per atto pubblico a pena di nullità, e vi devono partecipare il coniuge e i discendenti. Gli assegnatari dell’azienda o delle partecipazioni devono liquidare gli altri partecipanti al contratto, se questi non vi rinuncino in tutto o in parte, con il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote che avrebbero dovuto ricevere; i contraenti possono convenire che la liquidazione avvenga anche in natura.

Il patto può avere a oggetto il trasferimento del solo ramo d’azienda ovvero la concessione di un diritto di usufrutto sull’azienda, in conseguenza del quale il titolare mantiene il diritto di usufruire della stessa e il discendente assegnatario consegue la nuda proprietà.

Al fine di garantire la stabilità dell’assetto patrimoniale ideato dall’imprenditore, i beni assegnati con il patto sono «esclusi dall’obbligo della collazione e non sono soggetti all’azione di riduzione». In sostanza, l’assegnazione effettuata tramite il patto di famiglia è definitiva. E ciò vale tanto per gli assegnatari dei beni d’impresa quanto per gli altri legittimari. Al momento dell’apertura della successione dell’imprenditore non possono essere esercitate azioni o effettuate operazioni che abbiano finalità destabilizzatrici dell’assetto patrimoniale, deciso con il patto di famiglia.

Il Testo Unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni prevede che i trasferimenti, effettuati anche tramite i patti di famiglia di cui agli articoli 768-bis e seguenti del codice civile a favore dei discendenti e del coniuge, di aziende o rami di esse, di quote sociali e di azioni non sono soggetti all’imposta sulle donazioni e successioni.