Indagini patrimoniali sul coniuge in caso di separazione

Ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento, ai sensi dell’articolo 156 Cod. Civ, è importante fare riferimento non solo agli stipendi percepiti, ma anche al patrimonio complessivo di entrambi. L’assegno di mantenimento può essere disposto dal Giudice in favore dell’altro coniuge al quale non sia addebitabile la separazione e qualora i redditi ed il patrimonio di quest’ultimo non siano sufficienti a garantirgli lo “stesso tenore di vita” goduto in costanza di matrimonio, il tutto con una valutazione anche discrezionale da parte dell’organo giudicante, il quale, nel fare ciò, dovrà tener conto di vari aspetti del caso concreto, tra i quali anche la durata del rapporto di coniugio. Non sempre tuttavia è facile determinare quest’ultimo, posto che può accadere che taluni beni o partecipazioni non siano posseduti alla “luce del sole”. E’ allora importante, per la parte che voglia ottenere un assegno di mantenimento, rivolgere alcune precise richieste al Giudice che siano finalizzate al reperimento di beni, titoli e partecipazioni dell’altro coniuge, al fine dell’esatta determinazione del suo patrimonio:

  •  la produzione in giudizio della dichiarazione dei redditi dell’ultimo anno o degli anni precedenti;
  •  la produzione in giudizio degli estratti conto e le movimentazioni delle carte di credito e di debito relativi  all’ultimo anno, o relativi anche agli anni precedenti;
  • la produzione in giudizio gli estratti conto accesi con le “finanziarie”;
  • la produzione in giudizio eventuali contratti di locazione aventi ad oggetto i suoi immobili;
  •  l’acquisizione di informazioni sulla persona dell’altro coniuge presso l’Anagrafe dei Conti Correnti presso il Ministero del Tesoro, con riguardo ai conti correnti ove lo stesso opera come titolare o come delegato, ai sensi degli articoli 210 e 213 Cod. Proc. Civ.;
  • si può richiedere che sia ordinato agli istituti di credito, agli enti assicurativi, alle “finanziarie”, con i quali il coniuge ha rapporti, di produrre in giudizio la copia degli estratti conto dell’ultimo anno, ovvero anche degli anni precedenti;
  • si può richiedere che siano disposte indagini per il tramite della Polizia Tributaria (ex art. 155 c.c. e art. 5, co. 9, L. 1.12.1970 n. 898) per l’accertamento del reddito e del patrimonio mobiliare e immobiliare dell’atro coniuge; per accertare l’eventuale esistenza di partecipazioni societarie, titoli di azioni od obbligazioni; per accertare l’esistenza di conti correnti postali o bancari anche cointestati; per accertare l’esistenza di conti correnti, conti deposito, titoli, polizze e polizze assicurative, o di carte di debito o credito;
  • si può richiedere la nomina di un consulente tecnico d’ufficio (C.t.u.) per la ricostruzione del reddito e della capacità patrimoniale effettiva;
  • si può richiedere che sia incaricata la Guardia di Finanza di accertare l’eventuale esistenza di conti correnti e di movimenti “extraconto”;
  • si può richiedere l’espletamento di atti di indagine sul reddito, nonché sulle capacità patrimoniali di eventuali società nelle quali il coniuge sia socio o delle quali sia titolare.

La Corte di Cassazione ha affermato che la decisione di disporre le indagini patrimoniali – per il tramite della polizia tributaria – è rimessa alla valutazione discrezionale del Giudice, e che l’eventuale omessa motivazione circa il diniego all’utilizzo di tale forma di indagine non può essere censurato nemmeno in sede di legittimità (Cassazione Civile, I° Sezione, Sentenza n. 11415 del 22.05.2014).

Oltre a ciò, si può anche formulare richiesta di espletamento di prova per testi con cui tentare di dimostrare le reali capacità di reddito e patrimoniali del coniuge, tenendo conto tuttavia del fatto che, in questo caso, le deposizioni dei testi verranno valutate discrezionalmente dal Giudice.

Inoltre, si potranno produrre in giudizio tutti i documenti utili ai fini di una corretta determinazione del patrimonio.

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