Accordi di convivenza

Quello  convivenza è un fenomeno sociale che non si può più ignorare.Attualmente però la situazione è caratterizzata da un vuoto normativo che si rende necessario colmare per dare una tutela giuridica a chi non si vuole o non si può sposare, ma desidera comunque condividere la propria vita con il partner. 

Ci sono rilevanti differenze in determinati ambiti tra coppie sposate e non. eccone alcune:

  • Salute. In caso di malattia il coniuge ha diritto ad assistere il partner in ospedale e a essere informato sul suo stato di salute. Il convivente, invece, non ha diritto di accesso alla cartella clinica del partner, non ha diritto a permessi nel caso quest’ultimo di ammali e non può autorizzare interventi medici urgenti e rischiosi per il proprio compagno.
  • Successione. Al coniuge spetta di diritto una quota del patrimonio del consorte defunto di cui non può essere privato. Allo stesso modo la pensione di reversibilità e il trattamento di fine rapporto. In caso di morte  del convivente, il superstite non rientra tra gli eredi legittimi, ma potrà essere nominato erede solo in presenza di un testamento in suo favore e solo per la quota disponibile, fatti salvi i diritti degli eventuali legittimari. Il superstite non ha inoltre diritto a percepire il Tfr e la pensione di reversibilità del convivente.
  • Casa. Il coniuge superstite ha il diritto di abitazione nella casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la corredano. Il convivente, invece, non ha alcun diritto sulla casa adibita a residenza comune se questa è di proprietà del partner o da questi detenuta con contratto di locazione. Può quindi essere allontanato.
  • Figli. Questo è l’unico aspetto per il quale non sussiste più alcuna differenza tra i figli nati nella convivenza e quelli nati nel matrimonio. In entrambi casi l’affidamento dei figli è stabilito in base al criterio dell’interesse del minore ed è possibile rivolgersi al Tribunale ordinario. Se ci fosse disaccordo interviene il Tribunale per i minorenni. Dopo la cessazione della convivenza, il genitore ha l’obbligo di mantenere il figlio che convive con il genitore affidatario.

CONTRATTO DI CONVIVENZA

Finché il legislatore non si metterà al passo con la società, si può valutare l’opportunità di stipulare un contratto di convivenza, per inserire gli aspetti che la coppia ha più interesse a disciplinare. L’accordo di convivenza può essere formalizzato mediante la stesura di un patto diretto a disciplinare taluni aspetti di natura patrimoniale, al fine di evitare conflitti durante l’andamento familiare oppure al momento della cessazione del rapporto, tanto da garantire i diritti successori anche del partner. Possono stipulare il contratto le coppie di non coniugati, omosessuali e transessuali che abbiano intenzione di intraprendere un rapporto stabile e duraturo di convivenza. Gli accordi possono avere la forma di scrittura privata registrata o possono essere redatti da notaio, e possono regolamentare:

  • l’abitazione comune con le relative spese;
  • inventario, godimento, disponibilità e amministrazione dei beni personali;
  • regime dei diritti acquistati in costanza di convivenza;
  • comodato;
  • diritti ereditari;
  • durata della convenzione;
  • le incombenze e i reciprochi diritti in caso di cessazione della convivenza.

Inoltre diversi comuni hanno istituito i Registri delle Unioni Civili, a cui possono registrarsi i conviventi, anche dello stesso sesso. Questa iscrizione non attribuisce ai conviventi specifici diritti di carattere patrimoniale o personale ma può servire a dimostrare lo “status” di convivente in casi particolari come ad esempio l’accesso ai servizi del Comune destinati alla famiglia.