Assicurazione sulla vita

Dal tenore letterale della norma circa l’assicurazione a favore di un terzo (art. 1920 c.c.) si deduce che la somma corrisposta a seguito del decesso dell’assicurato non rientra nell’asse ereditario e, dunque, non cade in successione. Tale somma, pertanto, non è soggetta ad imposta di successione, non si computa né per formare la quota per gli eredi, né per calcolare se vi sia lesione di legittima. Il terzo acquista, come si legge nell’ultimo comma della norma richiamata, “un diritto proprio” alla somma assicurata. Si tratta di un diritto autonomo nel senso che non ha alcun effetto sul patrimonio del contraente; di conseguenza, i suoi eredi non potranno rifarsi su tale somma per soddisfare i loro diritti.

La Corte di cassazione, con la sentenza numero 3263/2016 ha ricordato che costituisce donazione indiretta compiuta con spirito di liberalità anche l’indicare come beneficiario di un’assicurazione sulla vita un terzo che non sia legato all’assicurato da alcun vincolo di mantenimento o dipendenza economica.

Tale presunzione, valida fino a prova contraria, comporta l’applicabilità alla fattispecie dell’articolo 775 del codice civile, con la conseguenza che, se essa è compiuta da un incapace naturale, è annullabile a prescindere dal pregiudizio che il designante abbia in concreto subito..

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