Mobbing

Mobbing significa assalire, soffocare, vessare o malmenare.  Tuttavia, il mobbing costituisce una condotta che può essere perpetrata anche al di fuori di un contesto prettamente lavorativo, ed essere anche consumata in un contesto familiare, scolastico e di comuni relazioni.

 Il mobbing lavorativo può consistere in forme di esclusione dall’attività lavorativa, ovvero attribuzione di compiti esorbitanti od eccessivi, svuotamento delle mansioni,  impedimento sistematico ed immotivato all’accesso a notizie ed informazioni inerenti l’ordinaria attività di lavoro, attribuzione di compiti dequalificanti in relazione al profilo professionale posseduto, marginalizzazione immotivata della vittima rispetto ad iniziative formative, di riqualificazione e di aggiornamento professionale, esercizio esasperato ed eccessivo di forme di controllo nei confronti della vittima, atti vessatori correlati alla sfera privata del lavoratore, consistenti in discriminazioni.

In Italia il mobbing non possiede un’ autonoma disciplina. Tuttavia il concetto di molestie e discriminazione è entrato a far parte del nostro linguaggio comune grazie alla disciplina comunitaria (D. Lgs. 215/2003 e 216/2003). In ogni caso  la disciplina della sicurezza sul lavoro investe, seppur indirettamente, il tema del mobbing nella parte in cui definisce il concetto di salute del lavoratore, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità, ma in uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. Il principio generale si rinviene nell’art. 2087 c.c., poichè il datore di lavoro ha l’obbligo contrattualmente assunto di tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del prestatore di lavoro.

Le condotte integranti il mobbing possono sfociare in reati nei casi in cui siano integrati fatti di violenza privata, lesioni personali, morte o lesioni come conseguenza di altro delitto, istigazione al suicidio, molestie, molestie sessuali o violenza sessuale, ecc. ecc.

La condotta di mobbing suppone  una mirata reiterazione di una pluralità di atteggiamenti, anche se non singolarmente connotati da rilevanza penale, convergenti sia nell’esprimere l’ostilità del soggetto attivo verso la vittima sia nell’efficace capacità di mortificare ed isolare il dipendente nell’ambiente di lavoro” (Cass. Sez. I, n. 33624/2007).

Venendo alla tutela giuridica civile, la Corte di Cassazione ha chiarito che il mobbing configura una violazione dell’obbligo di sicurezza del datore di lavoro, derivante da responsabilità contrattuale. Ad ogni modo, la natura della lesione patita dal lavoratore, potrà configurare violazione extra-contrattuale, con diritto al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale.

L’ INAIL ha riconosciuto il mobbing come malattia professionale: infatti è stato inserito nella categoria delle malattie professionali non tabellari, cioè non comprese nelle tabelle. Quindi il lavoratore potrà chiedere il risarcimento del danno anche al suddetto Istituto assistenziale.

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